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Ansia senza motivo: e se il motivo non fosse tuo?

Quando l’origine dell’ansia scappa dalla consapevolezza: forse abbiamo preso su di noi qualcosa che non ci appartiene?

29 settembre 2026
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Ci sono momenti, a volte giornate o mesi, in cui sentiamo nel corpo e nel cuore emozioni di cui non riusciamo a rintracciare l’origine. L’ansia è molto frequente perché fa da cappello ad emozioni più profonde che la nostra mente non vuole ancora guardare. Così iniziamo a mantenere lo stato di allerta costantemente attivato ed elevato, come dovessimo difenderci e combattere contro continui pericoli intorno a noi, escludendo la possibilità che il pericolo percepito potrebbe essere dentro di noi, e che, piuttosto che un pericolo, possa essere un’emozione portatrice di messaggi che la nostra mente egoica rifiuta, messaggi di ferite non ancora guarite o desideri non ancora dimenticati.

Nel livello di realtà materiale quello che vediamo è che abbiamo l’ansia con i suoi sintomi.

Ad un livello di realtà più profondo, energetico, non cosciente potrebbe emergere una ferita che sento descrivermi in modo autentico, nucleare.

Ad esempio: “da sola non sono in grado, non sopravvivo”, potrebbe essere una credenza che riverbera a più livelli, e in ognuno di essi con differenti implicazioni, fino ad essere rappresentabile come ferita nucleare.

Ma se quell'ansia e quella ferita sottesa non fosse tua?

Se avessi imparato a preoccuparti così tanto perché, nella tua famiglia, qualcuno ti ha insegnato che era più sicuro?

"Se mi preoccupo, forse posso proteggermi meglio." 

Secondo l’approccio sistemico delle costellazioni familiari, può capitare di integrare nel nostro sistema energetico ferite appartenenti ad altri membri della nostra famiglia di origine, non come scelta consapevole, ma come tentativo di appartenere, aiutare, proteggere.

E’ una possibilità.

E quando questo avviene, facciamo nostra quella ferita con la sua relativa ansia cappello. Tuttavia a livello cosciente non la riconosciamo come nostra, e ci chiediamo:

“da dove arriva questa ansia senza motivo?”

Sul piano materiale possiamo dire che quell’ansia è stata appresa tramite esposizione, osservazione, percezione.

Sul piano energetico non cosciente possiamo dire, in ottica sistemico-familiare, che stiamo prestando fedeltà ad un membro della nostra famiglia d’origine ripetendo uno schema/programma/ferita che appartiene a lui/lei, un modo che abbiamo per dimostrare amore, per quanto inconscio possa essere.

Su quale piano lavoriamo per guarire?

Su entrambi, perché sono connessi e si influenzano reciprocamente. 

L’ansia che sperimentiamo nella materia potrebbe, in ottica psicoterapeutica, essere ricondotta all’etichetta di Ansia Generalizzata, direzionata su più fronti, frequente e pervasiva, alcuni la definiscono in gergo “ansia continua”. 

I sintomi potrebbero essere:

  • rimuginio persistente 
  • intolleranza dell'incertezza
  • la percezione di non riuscire a gestire le possibili conseguenze negative degli eventi (bassa autoefficacia) 

Il circuito che descrive la dinamica dell’ansia continua o generalizzata è il seguente:

Incertezza  sul futuro → "E se...?" → rimuginio → aumento dell'ansia → ricerca di controllo/certezza → sollievo temporaneo → il rimuginio viene rinforzato dal sollievo (temporaneo)


Per il rimuginio distinguiamo tra:

  1. PROBLEMA REALE/PRESENTE vs
  2. PROBLEMA IPOTIZZATO/IMMAGINATO

1

Qui la preoccupazione è adattiva e mette in moto energia utile per affrontare un problema concreto e modificabile.

--> Uso il problem solving:

Definisco il problema → genero alternative → le valuto → ne scelgo una → agisco → verifico il risultato 

“E se non dovesse andar bene?” 

Ripeto il procedimento con un’altra alternativa finchè non risolvo il problema reale.

2

Qui sto cercando una certezza che attualmente non posso ottenere, ed una soluzione a qualcosa che al momento presente non c’è, e non conoscendola non posso analizzarla, modificarla e risolverla.

--> Utile usare gli esperimenti comportamentali:

metto alla prova le mie previsioni.

Esempio: se prendo quella scelta che desidero sicuramente andrà male → metto alla prova, prendo quella scelta e mi apro alla possibilità che vada diversamente da come ipotizzato.

La soluzione qui è lasciare andare, prendere distanza dal problema immaginato e lasciarlo irrisolto nel tempo futuro ipotetico dove si trova.


Per la ricerca di controllo che segue il rimuginio è utile creare distanza dal dubbio osservando la sua natura paralizzante e ricorsiva.

La sua pozione magica è il suo opposto: la resa, mi arrendo al fatto di non poter sapere prima ma continuo a compiere piccoli passi. (Quanto sottovalutiamo il potere della resa!)

Se arriva il dubbio → riconosco che non posso conoscere ancora la risposta → scelgo sulla base delle informazioni che ho oggi → agisco controllando ciò che posso controllare (es. il mio impegno) → osservo cosa accade → eventualmente correggo la rotta, ricordando in caso di errori, che non ho fatto male a nessuno e che quegli errori non erano prevedibili al momento della scelta. (Anche la compassione per se stessi è così sottostimata!)

Una storia clinica: Benvenuta Giulia

Giulia è una ragazza di 31 anni, con ansia persistente di cui non comprendeva il motivo. La sua vita sembrava funzionare: un lavoro da ingegnera stabile, una famiglia d’origine unita e presente, una relazione intima soddisfacente e molti amici.

Ma provava frequentemente ansia, in momenti casuali della giornata, a volte di mattina, o al pomeriggio, alla sera prima di andare a dormire. Non riusciva a correlarla a nulla e non capiva perché ci fosse: “la mia vita va bene, non ho motivo di avere ansia”, si ripeteva.

Abbiamo messo da parte per i primi tempi il motivo e lavorato sul rimuginio: problema presente? lo risolvo. Problema futuro? Lo lascio nel futuro.

Abbiamo scritto un mantra che leggeva ogni sera prima di addormentarsi:

"Non posso risolvere oggi ciò che appartiene al futuro. Posso occuparmi di ciò che è presente e lasciare che l'incertezza faccia il suo lavoro: mostrarmi la strada mentre cammino." 

Abbiamo inserito nella sua quotidianità pratiche di rilassamento, ipnosi,  mindfulness, respirazione diaframmatica ed esercizi per aumentare l’energia vitale e la gioia, come la danza estatica.

Quando arrivava il dubbio connesso all’incertezza, Giulia lo osservava con distacco, come stava apprendendo dalle meditazioni, lasciandolo irrisolto in un angolo della sua mente, mentre percorreva la strada che via via sceglieva.

Quando l’ansia si è ridotta, e sul piano materiale vedevamo significativi cambiamenti, ci siamo chieste:

Da dove arrivava quell’ansia?

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In dialogo con l’anima

(Una possibilità fra molte: la tua giace nel tuo Cuore e lì ti aspetta, se vorrai)

La mente di Giulia : so che se continuo a preoccuparmi mi sento più al sicuro, ma non so per cosa mi preoccupo

L’Anima che parlava attraverso il suo cuore: e se ciò che stai portando non ti appartenesse nel profondo?

La sua mente: so già che ti stai riferendo a mia madre, io e lei ci agitiamo per qualsiasi cosa

L’Anima: non è così importante sapere, quanto sentire com’è per te sapere che lo fai per una connessione con lei.

La mente: la sento vicina

L’Anima: e se, nel tentativo di sentirla vicina, avessi finito per perdere un pò contatto con te stessae la tua vera natura? 

La mente: devo lasciare quell’ansia a lei?

L’Anima: puoi scegliere, sempre.

Un esercizio per te 🧡

Prova ad osservare la tua storia familiare:

Ci sono persone che hanno vissuto ansia, paura, bisogno di controllo, rinunce o responsabilità eccessive?

Ci sono frasi che si ripetono nella tua famiglia?

"Non possiamo permetterci di fallire."

"Devi essere forte."

"Non puoi deludere la famiglia."

E tu, oggi, quali di queste frasi stai ancora vivendo come se fossero tue?

Buon lavoro!

E per qualsiasi dubbio, sono a tua disposizione 🙂

Con fiducia e passione ❤️‍🔥 ,

Ilenia

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